“O paghi o ci denunci”, imprenditori foggiani si ribellano al ‘pizzo’: quattro arresti

Arrestati per tentata estorsione presunti affiliati al clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Sono Emilio D'Amato di 41 anni, Marco Romano di 36, Michele Calabrice di 38 e Rodolfo Bruno

La conferenza stampa

Due imprenditori e un piccolo commerciante. Tutti taglieggiati, tutti sotto lo schiaffo del “pizzo”. Estorsioni che però sono rimaste solo ‘tentate’ perché, ognuno per conto proprio, ha respinto le minacce, denunciato i relativi aguzzini e contribuito fattivamente al loro riconoscimento.

Accade a Foggia, la città dove il racket ha alzato il tiro, facendo esplodere tre bombe in cinque giorni contro tre diversi esercizi commerciali. All’alba di oggi, gli agenti della questura di Foggia hanno eseguito una misura di custodia cautelare in carcere a carico di quattro soggetti ritenuti affiliati alla batteria criminale “Moretti-Pellegrino-Lanza”, attualmente predominante a Foggia, seppure recentemente decapitata al vertice, dopo gli arresti eccellenti di dieci giorni fa, quelli di Rocco Moretti e Antonio Vincenzo Pellegrino e la cattura di Pasquale Moretti, figlio di Rocco, latitante da 6 mesi circa.

Quest’oggi, invece, in manette sono finiti Emilio D’Amato di 41 anni, Marco Romano di 36, Michele Calabrice di 38 e Rodolfo Bruno di 35 che dovranno rispondere, a vario titolo, di tentata estorsione in concorso. I fatti denunciati sono recentissimi: le indagini sono partite a settembre ma gli ultimi contatti avuti tra imprenditori e presunti estortori arrivano alla settimana scorsa. Nessun contatto telefonico: secondo quanto accertato dalla polizia, infatti, i membri del gruppo si presentavano alle vittime designate di persona, spendendo il proprio nome, la propria faccia ed il ‘peso’ della presunta appartenenza al gruppo.

IL VIDEO DEGLI ARRESTI

Pesanti le richieste di denaro avanzate, seppure calibrate sul potere economico stimato di ognuno: alla prima vittima - un imprenditore edile del capoluogo - era stata chiesta una rata di 2500 euro mensili, al piccolo commerciante una dazione di 50mila euro una tantum più una tassa fissa mensile di 500 euro. Iinfine, all’imprenditore agricolo di un paese della provincia era stata chiesta la dazione eccezionale di 100mila euro. Inutili i tentativi di ricontrattazione della somma, escamotage per guadagnare tempo: “Quando il capo decide una cifra, quella è”, avrebbero risposto a muso duro ad una delle tre vittime. La richiesta estorsiva, ovviamente, era accompagnata da minacce esplicite: “Hai due possibilità: o paghi o ci denunci”, avrebbero risposto alle rimostranze di una vittima. “Ma se ci denunci avrai problemi e gli avvocati comunque li paghi tu”.

In conferenza stampa, questa mattina a Foggia, insieme al questore Silvis e al capo della mobile Annicchiarico, era presente anche Tano Grasso, presidente onorario del FAI, Fondazione Antiracket: “Questa è una occasione unica per Foggia – ha spiegato Grasso – è l’esempio concreto che la denuncia è l’unico mezzo per reagire: è inutile parlare di esercito o misure straordinarie. Contro il racket, l’unica arma è la denuncia. E in una città sotto attacco come Foggia, la denuncia di tre differenti operatori economici è un grande segnale di riscatto. Certo, siamo lontani dalle denunce collettive, ma la strada intrapresa sembra essere quella giusta. Basterebbero le denunce di dieci imprenditori – conclude -  per non avere mai più una bomba a Foggia”.

A carico dei quattro foggiani, il personale della squadra mobile, del Servizio Centrale Operativo e della Direzione Centrale Anticrimine ha raccolto gravi indizi di colpevolezza per tre distinte richieste di natura estorsiva, ma sull’accaduto sono in corso ulteriori indagini finalizzate a ricostruire ed accertare eventuali rapporti e dipendenze con il gruppo criminale individuato. L’operazione odierna, denominata Criseide,  non è legata in alcun modo agli atti intimidatori della scorsa settimana.

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