Colpo al Banco di Napoli, arrestati quelli del 'caveau': Bonalumi la mente della banda

14 arresti all'esito dell'operazione di polizia "Goldfinger", coordinata dalla Procura di Foggia. Nell'inchiesta, anche l'episodio di furto sventato ai punti vendita "Follie D'Oro" e quello di un assalto a portavalori in A14

FOTO R. D'AGOSTINO

Quattordici persone arrestate (nove in carcere, cinque ai domiciliari), e due obblighi di dimora notificati. E’ questo il bilancio dell’operazione di polizia denominata “Goldfinger”, coordinata dalla procura di Foggia e messa a segno all’alba di oggi, per sgominare due distinte organizzazioni criminali, una delle quali, nel marzo del 2012, avrebbe svaligiato il caveau della filiale del Banco di Napoli, in piazza Puglia. Rubati i “tesori di famiglia” dei foggiani: perlopiù documenti sensibili, gioielli e denaro custoditi nel cuore blindato della filiale di piazza Puglia, le cui cassette di sicurezza furono forzate con sostanze acide, altamente corrosive, ed i più avanzati strumenti di effrazione. Un furto eccellente, particolarmente ingente, stimato per difetto sui 15 milioni di euro, ma mai quantificato con esattezza: i ladri ripulirono oltre 160 delle 400 cassette di sicurezza presenti, portando via l'hard disk del sistema di videosorveglianza per cancellare ogni traccia del loro passaggio. Ad accorgersi dell’avvenuto furto furono i dipendenti dell’istituto di credito il lunedì seguente, alla riapertura della filiale dopo la chiusura fine settimanale.

Nel fascicolo d’inchiesta aperto dagli inquirenti della procura foggiana sono confluite sue distinte organizzazioni, frutto di una fusione di elementi della criminalità foggiana e di quella romana, specializzate la prima nei furti ai caveau di istituti di credito, la seconda in rapine/assalto a furgoni portavalori con tecniche paramilitari. A capo del primo filone d’inchiesta, secondo gli agenti della squadra mobile di Foggia e gli inquirenti della procura, vi era il foggiano Olinto Bonalumi, 56 anni, già coinvolto in vicende simili. A semplificare il grosso lavoro di intelligence criminale preparatorio al colpo nel caveau, la collaborazione di due guardie particolari giurate, all’epoca dei fatti in servizio presso l’istituto di credito che avrebbero favorito sopralluoghi, accessi in orari non consentiti e fornito informazioni tecniche sulla struttura da colpire. I due sono destinatari della misura dell’obbligo di dimora. Altre tre persone - Venturo Ricchiuti, Antonio Caputo e Patrizia Di Biase - sono accusati di aver riciclato il denaro proveniente dal furto del caveau, di cui nulla è stato recuperato. Il tesoro foggiano è stato convertito in immobili o altri beni di lusso, o più semplicemente trasferito in piccole tranche di conto corrente in conto corrente, disperdendosi in un articolato sistema di scatole cinesi.

FURTO CAVEAU: VIDEO E INTERCETTAZIONI

Per il furto al Banco di Napoli, sono stati raccolti elementi di colpevolezza a carico dei foggiani Olinto Bonalumi, Federico De Matteis, Gennaro Rendine e Domenico Di Sapio e del romano Paolo Izzi, ma il gip ha ritenuto sussistente l’ipotesi associativa solo per la triade foggiana Bonalumi - De Matteis - Ricchiuti. Questi tre, insieme a Ruggero Racano, Stefano Virgili, Franco Papa, Vincenzo Facchini, Paolo Izzi, Gianluca Contini e Vincenza Dalessandro sono accusati di aver tentato un furto milionario ai danni delle gioiellerie “Follie D’Oro” presenti all’interno del centro commerciale “Mongolfiera”, sempre a Foggia. Furto programmato per la notte del 26 agosto del 2012 e sventato da un’operazione di polizia. In questa circostanza emerge il nome del romano Stefano Virgili, 63enne meglio noto come “il mago delle vedove” (ovvero delle cassaforti), esperto nel violare anche i sistemi di allarme più complicati, ritenuto in passato contiguo alla "banda della Magliana" e coinvolto nel clamoroso furto al caveau del Palazzo di Giustizia di Roma, compiuto nel luglio 1999, col boss romano Massimo Carminati.

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Il secondo filone d’indagine, seguito dallo SCO, il Servizio Centrale Operativo e dalle squadre mobili di Foggia, Bari e Lecce, ha permesso di raccogliere elementi di colpevolezza a carico di uno dei vertici di un gruppo criminale composto da pregiudicati baresi e foggiani coinvolti nell’assalto al furgone portavalori della NP Service avvenuto il 6 dicembre del 2013 a Cerignola, lungo la A14. Dopo un fitto conflitto a fuoco furono sottratti 1,5 milioni di euro. Altri tre componenti del commando erano stati già arrestati nel gennaio 2014. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata ai furti, al riciclaggio, alle rapine e al porto abusivo di armi da guerra. Il maxi-furto del Banco di Napoli ricorda, per tipologia e modalità, quello avvenuto poche settimane fa, all’interno del caveau della Unicredit di Corso Vittorio Emanuele, sempre a Foggia. Centosettanta le cassette di sicurezza svaligiate per un bottino non ancora quantificato, ma certamente ingente. Anche per questo episodio sono in corso le indagini di polizia. I due episodi, al momento, non appaiono in nessun modo collegati tra loro.

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