Ordinano "pomodori" e arriva la "marijuana": stroncato mercato dello spaccio, quatto persone in manette

L’attività d’indagine si è sviluppata nel periodo temporale maggio 2016/2017. Varie video-riprese sono state operate nei pressi del caseificio “Cucinella”, nella disponibilità del Bruno, e in un autoparco in via Lucera

Una delle piantagioni

Un gruppo diventato 'riferimento' per l'approvvigionamento di marijuana per i pusher di Foggia. Questo dicono le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia, e condotte dalla squadra mobile; questo dicono le numerose intercettazioni captate e i riscontri raccolti durante le attività, in termini di via-vai di pusher e di ingenti sequestri di stupefacente e di piante.

Le intercettazioni e le immagini video

Lo scorso sabato, 6 aprile, la polizia ha eseguito una ordinanza custodiale emessa dal GIP presso il Tribunale di Foggia nei confronti di Giuseppe Brunoclasse 1966, pregiudicato (in carcere), di  Abdelaziz Fautouchi nato in Marocco, classe 1976, di Antonio De Lillo, di Carapelle, classe 1955 e di Antonio Cetta, foggiano classe 1962, tutti indiziati, a vario titolo, di produzione e detenzione di stupefacente in concorso e il solo Bruno anche delal detenzione di un'arma clandestina.

L’attività d’indagine fondata su intercettazioni telefoniche ed ambientali e sistemi di videoriprese si è sviluppata nel periodo temporale maggio 2016/2017. Varie video-riprese sono state operate nei pressi del caseificio “Cucinella”, sito sulla Statale 16 e nella disponibilità del Bruno, nonché presso un autoparco in via Lucera, dove lo stesso aveva dei box in affitto e dove avvenivano numerosi incontri fra gli indagati. Nel corso delle attività di indagine vari sono stati i riscontri con conseguenti arresti e sequestri di ingenti quantitativi di stupefacente.

In particolare, emergeva chiaramente la partecipazione attiva degli indagati in una lucrosa coltivazione di piantagioni di marijuana, stimata per migliaia e migliaia di euro. IL 30 agosto del 2016, a seguito di varie telefonate fra gli indagati, si acclarava che gli stessi attraverso un linguaggio criptico (mezza, una, due "cassette di pomodori") stavano fissando un appuntamento presso una cantina nella disponibilità del De Lillo per l'approvvigionamento dello stupefacente. Dopo breve giungevano, individuati attraverso le telecamere, tale Antonio Vodola nato ad Atella (PZ) classe 1959, pregiudicato, in compagnia di Angelo D'Agnone, incensurato 1979, cui poi si aggiungeva De Lillo che, prima di entrare all’interno del suo fondo, occultava nei pressi del muro di cinta qualcosa che si rivelava essere successivamente stupefacente.

Dopo poco usciva dal fondo D'Agnone con la propria autovettura, notando gli altri due trascinare fuori dalla cantina alcune buste nere che provvedevano a nascondere dietro una siepe. Pertanto, con equipaggi distinti si provvedeva a fermare D'Agnone, trovando occultato all’interno della propria auto un involucro di marijuana per un peso complessivo di 1 kg pari a 3.783 dosi, nonché a recuperare le tre grandi buste occultate dietro la siepe rinvenendovi 14 confezioni di marijuana per complessivi 14 kg, pari a 72.664 dosi. Sulla scorta di tali risultanze investigative i tre furono tratti in arresto. 

Emergeva chiaramente attraverso le varie attività tecniche il coinvolgimento di Bruno nel sequestro sopra citato, tant’è che da alcune intercettazioni si evinceva non solo il suo interessamento all’arresto dei sodali ma la sua ferma volontà, unitamente agli altri indagati liberi - ovvero Cetta e Fatouchi - di proseguire l’attività di coltivazione dello stupefacente. Così, il 10 settembre dello stesso anno, si è proceduto all’arresto di Fatouchi e della moglie di De Lillo per coltivazione illegale di marijuana. In particolare, sempre nell’area della cantina in uso a De Lillo, è stato individuato Fatouchi intento a raccogliere varie piante di marijuana.

Le piante ammontavano a 16 kg da cui sono risultate ricavabili 1.989 dosi. Nella stessa data, personale della Squadra Mobile di Foggia procedeva all’arresto di Antonio Cetta, in quanto presso il suo terreno annesso alla sua abitazione, gli operatori di polizia rinvenivano due piantagioni di marijuana, di cui una composta da 905 piante di altezza pari a cm 50 e l’altra formata da 127 piante di altezza pari a cm 120, custodite all’interno di una struttura in metallo coperta da teli in plastica con relativi sistemi di irrigazione.

Dalle attività tecniche è emersa altresì la disponibilità in capo a Bruno di una pistola di cui chiedeva ad un suo conoscente una adeguata modifica ai fini balistici, in quanto a suo dire utilizzata precedentemente per perpetrare un fatto illecito e quindi - laddove fosse stata rinvenuta dalle forze di polizia - lo avrebbe esposto a responsabilità per un pregresso episodio di sangue. Tali preziosi riscontri, unitamente alle preziose conversazioni captate, hanno consentito alla locale Procura della Repubblica di inoltrare ed ottenere dall’Ufficio GIP richiesta di misura cautelare nei confronti di tutti i 4 soggetti sopra indicati, stroncando un fiorente e lucroso traffico di sostanze stupefacenti.

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