La 'firma' dei cugini Iannoli dietro l'agguato fallito al 'Re' Raduano: così il gruppo Perna voleva sbarazzarsi del boss rivale

E' il secondo fatto di sangue della "triade del 21 marzo" ad avere la risposta dello Stato. Questa mattina, la notifica dell'arresto in carcere, dove i due sono già ristretti, rispettivamente a Terni e Siracusa

I cugini Iannoli

Lo zampino degli Iannoli dietro l'agguato (fallito) ai danni di Marco Raduano, ritenuto boss emergente di Vieste. E' quanto scoperto nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che, questa mattina, hanno portato il personale del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre mobili di Bari e Foggia ed i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia e del ROS ad eseguire l'arresto dei cugini Claudio e Gianni Iannoli, rispettivamente di 43 e 33 anni, entrambi appartenenti al gruppo criminale già capeggiato da Girolamo Perna, morto lo scorso 26 aprile a seguito di un agguato di chiaro stampo mafioso.

I cugini Iannoli sono considerati elementi di spicco della consorteria criminale e si trovano attualmente ristretti presso il carcere di Terni il primo e quello di Siracusa il secondo a seguito dell’operazione “Agosto di Fuoco” eseguita dalla Polizia di Stato nel mese di agosto del 2018. L’operazione odierna, denominata “Scacco al Re", è il risultato di una lunga ed articolata attività d’indagine, protrattasi per oltre un anno, condotta sinergicamente dai reparti investigativi di Carabinieri e Polizia di Stato e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia, a seguito del tentato omicidio del boss viestano Raduano, detto “pallone”, avvenuto a Vieste la sera del 21 marzo 2018Intorno alle 20.00 di quel giorno alcune telefonate giunte al numero di pubblica emergenza 112 avevano segnalato ai carabinieri una persona a terra, ferita a colpi di arma da fuoco in contrada Scialara.

Immediatamente giunti sul posto, i carabinieri avevano subito accertato che la vittima dell’agguato era il boss Marco Raduano, raggiunto da più colpi di arma da fuoco in parti non vitali del corpo, che veniva subito trasportato all’Ospedale di San Giovanni Rotondo per le cure del caso. Raduano Marco, 35enne, all’epoca dei fatti sorvegliato speciale, attualmente detenuto nel carcere di Nuoro a seguito dell’operazione che i carabinieri, nell'agosto dell'anno scorso, hanno effettuato nei confronti di gran parte del suo gruppo criminale, è una figura ormai solidamente inserita nel contesto della criminalità garganica e risulta a capo dell’omonima fazione di Vieste, denominata appunto “clan Raduano”, in contrapposizione aperta con il clan di cui fanno parte i cugini Iannoli, riconducibile alla figura del defunto Perna.

I due sodalizi criminali sono nati a seguito della spaccatura interna al gruppo che fino al gennaio del 2015 era capeggiato da Angelo Notarangelo. A seguito del suo omicidio, avvenuto il 26 gennaio di quell'anno, si erano poi create due fazioni contrapposte. La contrapposizione tra i due gruppi criminali ha così dato origine alla faida ancora in atto, che sta insanguinando la cittadina di Vieste. Dal 2015 ad oggi, infatti, sono stati ben 9 gli omicidi, oltre a svariati tentativi di omicidio ai danni di vari esponenti dell’una e dell’altra consorteria criminale, tutti caratterizzati dalla tipica connotazione del “botta e risposta”. L’agguato del 21 marzo 2018 è il secondo della sequenza dei tre “delitti del 21 marzo” ed anche il secondo ad aver già avuto una decisa risposta dello Stato.

Lo scorso 17 aprile, infatti, i carabinieri avevano tratto in arresto Matteo Lombardi, il "carpinese", per l'omicidio di Giuseppe Silvestri, avvenuto a Monte Sant'Angelo nella prima mattinata 21 marzo del 2017. Questa operazione segue l’arresto di Massimo Perdonò, elemento di spicco della batteria mafiosa “Moretti-Pellegrino- Lanza”, avvenuto nell’ambito di un indagine congiunta con la Polizia di Stato, responsabile del tentato omicidio ai danni di Giovanni Caterino. Gli investigatori sono ora impegnati a dare un nome ai responsabili dell'ultimo omicidio della terna, quello di Francesco Pio Gentile, commesso a Mattinata, appunto,  il 21 marzo scorso. L’odierna operazione segna un altro importantissimo colpo alla criminalità organizzata operante nella provincia di Foggia, ed in particolare a quella garganica.

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