Duro colpo alla mafia dei clan Li bergolis e Papa, in affari con 'Ndrangheta e Camorra: 24 arresti per armi e droga, sequestri per 2 milioni

Decapitati i vertici delle organizzazioni criminali. In manette anche Enzo Miucci e il sodale Matteo Pettinicchio sul Gargano, e Alfredo Papa a Lucera. Smantellata la 'rete' di affari per droga e armi con 'Ndrangheta e Camorra

La conferenza stampa

Ancora un duro colpo alla criminalità organizzata in terra di Capitanata. La Direzione Distrettuale Antimafia ha messo in ginocchio la criminalità garganica e lucerina, col blitz di polizia e finanza che, questa mattina, ha portato all'arresto di esponenti di vertice del clan Li Bergolis e del clan Papa, accertando rapporti con la ‘ndrangheta e la camorra.

Colpite, inoltre, le "tasche" dei clan con sequestri da due milioni di euro. Questa mattina, gli agenti della Squadra Mobile di Foggia e i finanzieri del GICO di Bari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Bari, nei confronti di 24 soggetti, dimoranti sia in Provincia di Foggia che in altre regioni d’Italia (Calabria, Abruzzo, Molise, Lazio e Piemonte). Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, nove sono appartenenti a due distinte organizzazioni criminali dell’area garganica: il clan Li Bergolis oggi capeggiato da Enzo Miucci, classe 1983, dettou criatur, e il clan lucerino Bayan/Papa/Ricci, il cui elemento di spicco è da identificarsi in Alfredo Papa, classe 1958.

Video | Le immagini del blitz e degli arrestati

Arrestati anche 2 soggetti vicini alla “ndrina” calabrese facente capo alle famiglie Pesce/Bellocco, operanti a Rosarno (RC) e Torino, i quali erano in stretti rapporti di affari con il gruppo criminale di Monte Sant’Angelo per la compravendita di partite di droga e la fornitura di armi. Sono stati arrestati anche 13 clienti-pusher dei gruppi criminali di Monte Sant’Angelo e Lucera, i quali provvedevano a collocare lo stupefacente periodicamente acquistato dai garganici e dai lucerini presso la loro clientela in vari comuni dell’Italia centro-meridionale.

L’attività investigativa, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, trae origine da un’altra indagine sulle pressioni esercitate dalla malavita foggiana su imprenditori locali attivi nel campo della trasformazione di prodotti agricoli, affinché assumessero alle loro dipendenze soggetti pregiudicati dediti a spacciare stupefacenti ad assuntori sulla piazza di Foggia, i quali a loro volta si rifornivano della predetta sostanza da appartenenti al predetto clan lucerino. Proprio tale ultima evidenza ha spostato il baricentro delle indagini sul fiorente traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’omonimo clan, capeggiato da Alfredo Papa, classe 1958, e partecipato dai suoi fedeli sodali, Antonio Valerio Pietrosanto, classe 1968, Francesco Ricci, classe 1970 e Urbano Petito, classe 1954, tutti destinatari del provvedimento cautelare personale.

Le attività, consistenti in intercettazioni telefoniche e ambientali corredate da attività di osservazione, controllo e pedinamento svolte in contesti territoriali proibitivi, hanno consentito di ricostruire in maniera capillare la fitta rete di pusher-clienti pugliesi, molisani e abruzzesi nei cui confronti gli esponenti del clan lucerino smerciavano quasi quotidianamente significative quantità di sostanze stupefacenti di vario genere. Sono stati accertati approvvigionamenti di sostanze stupefacenti che il clan lucerino otteneva da esponenti di un gruppo camorristico operante tra Castellammare di Stabia e Pompei; da soggetti facenti capo all’aggregato criminale riconducibile ai Li Bergolis, operante in Monte Sant’Angelo, nonché da soggetti della malavita cerignolana.

Il preliminare monitoraggio degli acquisti di sostanze stupefacenti da parte di esponenti del clan lucerino ha quindi consentito di estendere il raggio di azione delle indagini nei confronti di sodali del clan Li Bergolis identificati in Matteo Pettinicchio, classe 1985, Libero Lombani, classe 1987, Giulio Guerra, classe 1989 e Giovanni Melchionda, classe 1984, tutti destinatari del provvedimento cautelare personale.

Le indagini, oltre a disvelare l’intenso traffico di sostanze stupefacenti della compagine riconducibile ai Li bergolis su scala nazionale, ha rivelato la disponibilità di armi da parte degli stessi: infatti, sono state sequestrate tre pistole semiautomatiche, un silenziatore e trentasei cartucce che il capo clan Enzo Miucci aveva ritirato a Torino da esponenti della citata cosca calabrese, Benito Palaia, classe 1979, nonché il suo sodale e referente in Piemonte, Luca Fedele, classe 1982. Non si esclude che le armi sequestrate potessero servire ad affermare e consolidare la propria egemonia criminale nel territorio garganico, in cui operano plurimi gruppi delinquenziali frammentati in continuo conflitto tra loro per la spartizione delle zone in cui esercitare le proprie attività illecite e privi di un forte, indiscusso vertice aggregante.

L’attività odierna ha inflitto un duro colpo allo storico clan li Bergolis, da anni impegnato in una sanguinosissima faida, tuttora in atto, contro la fazione facente capo ai Romito-Ricucci-Lombardi. In tale contesto ambientale va, peraltro, segnalato il recentissimo omicidio di Pasquale Ricucci, esponente di spicco della criminalità organizzata garganica, assassinato a colpi di fucile dinnanzi al cancello della sua abitazione in via San Pietro, a Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo.

In parallelo alle attività “classiche” di polizia giudiziaria, necessarie ad acquisire i riscontri finalizzati a corroborare il quadro accusatorio nei confronti degli indagati, con la collaborazione degli specialisti del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza sono state altresì condotte sofisticate investigazioni economico-finanziarie tese a ricostruire tutte le posizioni economico patrimoniali riferibili ai soggetti indagati e ad altri che fungevano da prestanome per i negozi giuridici relativi ai beni indirettamente posseduti dagli indagati. Ciò ha permesso di sottoporre a sequestro beni risultati nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di 2 milioni di euro, consistenti in 10 immobili, 3 autovetture, 2 aziende operanti nel settore del commercio di autoveicoli e 63 rapporti finanziari.

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