Faida di Trinitapoli, 8 arresti nelle fila del clan 'Carbone - Gallone': "Si preparavano a nuovi omicidi"

Blitz dei carabinieri all'alba di oggi. L'attività è stata coordinata dalla DDA di Bari. Contestati reati di detenzione e porto illegale di numerose armi da fuoco, destinate ad essere utilizzate contro i 'Miccoli-De Rosa' e 'Valerio-Visaggio'

Un momento del blitz

Faida di Trinitapoli, la D.D.A. di Bari e i carabinieri di Foggia disarticolano il clan "Carbone-Gallone"; il gruppo si stava preparando a nuovi omicidi. L'operazione, denominata 'Nemesi' - è stata messa a segno all'alba di oggi, a Trinitapoli ma anche a Trani e Milano.

Nel dettaglio, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP di Bari su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di otto elementi di spicco dell’organizzazione criminale "Carbone-Gallone".

I soggetti attinti da misura sono ritenuti responsabili dei reati di detenzione e porto illegale di numerose armi da fuoco, che secondo le risultanze investigative erano destinate ad essere utilizzate contro esponenti delle fazioni “Miccoli-De Rosa” e “Valerio-Visaggio” che si contendono, in contrapposizione al gruppo “Carbone-Gallone” il controllo del territorio quanto al compimento delle attività illecite nei comuni di Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia.

In carcere sono finiti Giuseppe Gallone, nato a Trinitapoli, classe 1976, già censurato per numerosi delitti anche in materia di armi; Vincenzo Carbone, nato a Barletta, classe 1982; Ruggiero Del Negro, nato a Trinitapoli, di 43 anni; Cosimo Damiano Gallone, nato a Canosa di Puglia, nell'80;  Raffaele Piazzolla, nato a Canosa di Puglia, 40 anni; Armando Resta, nato a Trani, nel 1971; Emanuele Sebastiani, nato a Catania, 41 anni fa; Giuseppe Sisto, nato Trinitapoli nel 1975.

Per tutti gli indagati è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare attraverso l’utilizzo delle armi la compagine di stampo mafioso riconducibile a Gallone Giuseppe il cui intento, quale emerge dalle indagini, era quello di scatenare una faida con gli altri gruppi criminali attraverso il compimento di numerosi omicidi: “questo ci serve per far capire che la guerra è tra loro e loro.... è morto uno a Trinitapoli, ora muore uno a San Ferdinando, e noi poi subito dopo un altro a Trinitapoli, di quelli che ci interessa a noi, e quelli dicono che la guerra è tra di loro”.

L’intento degli indagati, che pianificavano mirate azioni di fuoco in numerosi comuni pugliesi, non giungeva alle estreme conseguenze solo grazie ai pressanti controlli del territorio organizzati, in accordo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, dai Carabinieri di Foggia e dai Comandi di Cerignola, Trani e Bisceglie. L’eccezionale attività di controllo delle forze dell’ordine ha consentito infatti di vanificare le numerose missioni di morte organizzate dagli indagati, così riaffermando la presenza dello Stato e interrompendo la lunga scia di sangue che ha tragicamente caratterizzato gli anni più recenti. Dal 2003 ad oggi, la faida di Trinitapoli ha contato 12 morti ammazzati, due dei quali nei primi mesi del 2019, con gli agguati messi a segno contro Pietro De Rosa a gennaio, e Cosimo Damiano Carbone, ucciso ad aprile.

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