Rubavano auto e chiedevano il "riscatto": sgominata banda a Orta Nova

Il meccanismo scoperto è quello del classico "cavallo di ritorno". Almeno dieci casi scoperti (tra trattative fallite e andate a buon fine) nell'estate del 2014, nell'area del basso Tavoliere

La conferenza stampa

Il meccanismo scoperto è quello del classico “cavallo di ritorno”: rubavano autovetture e chiedevano un congruo riscatto per restituirle ai proprietari. Almeno dieci casi scoperti (tra trattative fallite e andate a buon fine) nell’estate del 2014, nell’area del basso Tavoliere.

Per il fatto, i carabinieri del Comando provinciale di Foggia hanno dato esecuzione ad una ordinanza di misure coercitive nei confronti di quattro soggetti di Orta Nova, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di furto, ricettazione ed estorsione. Si tratta di Nicola Sinisi, di 43 anni, e di Antonio Battaglini di 28, entrambi in carcere. Beneficerà degli arresti domiciliari, invece, Angelo Santoro di 36 anni, mentre è destinataria della misura dell’obbligo di dimora e presentazione alla Polizia Giudiziaria la 42enne Michela Labellarte, consorte di Sinisi.

Secondo quanto accertato dai militari, la base operativa del gruppo era proprio il comune di Orta Nova, allargando il raggio di azione al resto dei cinque reali siti (Ordona, Stornara, Stornarella, Carapelle). In particolare le indagini hanno fatto emergere Sinisi quale figura costantemente dedita, seppure nell’arco di un periodo di tempo ristretto, alla commissione di furti e ricettazioni di autovetture ed alle conseguenti estorsioni con il metodo del “cavallo di ritorno”, il cui ricavato si aggirava intorno ai 2.000 euro trattabili per ogni macchina restituita.

Non si tratta di furti su commissione, né si riscontra una preferenza di tipologia di auto o casa automobilistica. Il 43enne si serviva - secondo la ricostruzione dei militari - di Battaglini, che durante il periodo d’indagine ha dimostrato una particolare spregiudicatezza, violando anche la misura cautelare degli arresti domiciliari a cui si trovava sottoposto. Hanno ruoli più marginali, invece, gli altri due soggetti coinvolti: Santoro è stato incaricato, in una circostanza, della materiale restituzione dell’auto dopo il pagamento del “riscatto”, mentre la moglie di Sinisi figura in relazione ad un suo ruolo attivo nelle trattative per la restituzione di un mezzo.

Durante l’attività d’indagine, è emerso in pienezza il ruolo di Sinisi, riconosciuto da tutti nella cittadina, considerato che a lui si rivolgevano direttamente persone derubate per cercare di rientrare in possesso della refurtiva, considerandolo evidentemente persona “esperta del settore”. Per portare a termine le trattative era stato anche coniato un linguaggio: “La lasagna non la vogliono più”, la frase per indicare una trattativa fallita, oppure “La bicicletta ha le ruote sgonfie, pompale un po’ di più” per indicare un’offerta troppo bassa.

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