Coltivano marijuana in un’area impervia, ma la piantagione non sfugge ai carabinieri

Per il fatto sono stati arrestati Pasqualino Ciarmoli e Matteo Matarrese di Casalnuovo Monterotaro. Nelle loro abitazioni i carabinieri hanno trovato cartucce caricate "a palla unica" e un fucile mai denunciati

I due arrestati

Avevano trasformato un fabbricato ad essiccatoio per piante di cannabis indica, al cui interno i carabinieri hanno trovato 39 kg di marijuana raccolta in foglie contenute all’interno di sacchetti di plastica. Una quindicina, confezionati in buste di cellophane sottovuoto, erano pronti per essere immessi sul mercato dello spaccio.

Pasqualino Ciarmoli e Matteo Matarrese, entrambi di Casalnuovo Monterotaro, pur ritenendo di non essere individuati per via della morfologia del territorio che rende l’area difficilmente accessibile, sono stati colti in flagranza di reato dai carabinieri del posto, i quali, insospettiti dall’andirivieni di un veicolo nei pressi di un terreno privato, hanno individuato l’esistenza di un casolare, decidendo di intervenire non appena hanno visto il 48enne e il 46enne arrivare.

L’azione dei militari è proseguita con la perquisizione dei domicili dei due arrestati, al cui interno sono stati rinvenuti altri 650 grammi della stessa sostanza e una macchina per aspirare l’aria e confezionare sottovuoto. Inoltre, sono state riscontrate irregolarità nella detenzione di armi e munizioni. Gli uomini del 112 hanno trovato complessivamente 34 cartucce per fucile caricate “a palla unica” non denunciate e un fucile privo di matricola nell’appartamento di Matarrese.

L’ingente quantitativo di cannabis indica del valore di circa 200mila euro e il relativo materiale per il confezionamento è  stato sottoposto a sequestro, mentre i due, sono stati trasferiti nel carcere di Lucera. La successiva ed incessante attività di indagine e ricerca ha consentito ai Carabinieri di individuare una piantagione con circa 3000 piante di cannabis di circa 180 cm di altezza in un’area non molto distante dal “deposito”.

A conferma di quanto supposto dai carabinieri i due si erano organizzati per la produzione della maria che coltivavano in un appezzamento di circa 1100 mq nascosta da un canneto e dalla una fitta vegetazione. La coltivazione era ben manutenzionata e curata, le piante venivano irrigate con un sistema di tubazioni a goccia e l’intero campo era recintato con filo di ferro.

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