Braccianti sfruttati nei campi e costretti a vivere in condizioni disumane: arrestati due caporali

Operazione dei carabinieri a Zapponeta. Quindici braccianti bulgari al soldo di due caporali: 50 euro al mese per vivere in condizioni disumane, 3 euro per ogni "passaggio" nei campi, dove lavoravano finché avevano le forze

I braccianti sfruttati nei campi

Scoperti quindici cittadini bulgari che vivevano e lavoravano in condizioni disumane: arrestati dai carabinieri due caporali, loro connazionali. E’ quanto scoperto dai carabinieri della Stazione di Zapponeta - supportati nella fase esecutiva dai militari del Supporto Arma Territoriale dell’11° Reggimento Puglia e del Nucleo Ispettorato del Lavoro Carabinieri di Foggia - hanno tratto in arresto in flagranza di reato, per concorso in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e furto aggravato di energia elettrica, due cittadini bulgari. Si tratta del 43enne Pavlev Todor Andonov e del 23enne Andonov Andon Todorov.

Nell’ambito di uno specifico e prolungato servizio, disposto e coordinato dal Comando della Compagnia di Manfredonia, il personale della Stazione di Zapponeta, in abiti borghesi e con l’utilizzo di autovetture senza i distintivi d'istituto, ha documentato una reiterata condotta di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ad opera dei due. In particolare, i carabinieri avevano saputo che i due cittadini bulgari avevano trovato alloggio presso un casolare rurale nell’agro di Manfredonia, in 'località Innaquata', e che qui ospitavano numerosi connazionali, quindici per l’esattezza, che quotidianamente provvedevano ad accompagnare con due mezzi in determinati campi per la raccolta del pomodoro.

I servizi, effettuati nella massima discrezione, hanno quindi consentito di registrare condotte sempre identiche, e quindi sicuramente non occasionali, nelle quali i caporali gestivano il lavoro dei loro connazionali, che si protraeva ben oltre le sei ore giornaliere, durante le quali il loro controllo era ininterrotto. Documentate tali operazioni, i carabinieri hanno quindi deciso di intervenire per porre fine a tale sfruttamento. Ben prima dell'alba di ieri sono allora stati posizionati diversi servizi, sia nei pressi del luogo di partenza dei due veicoli, una Opel Vectra ed un Ford Transit, entrambi con targa bulgara, che di quello di arrivo, dove, prima ancora che i braccianti scendessero, sono finalmente intervenuti i militari.

Dal controllo, effettuato anche con l'ausilio di personale del Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri di Foggia, è subito chiaramente emerso che quattro dei quindici bulgari erano sprovvisti di contratto di lavoro. Già dai primi commenti sul posto tra i braccianti, i militari hanno colto le conferme di quanto avevano già avuto modo di constatare nel corso dei servizi di osservazione, e cioè che i due avevano la loro piena "disponibilità".

Una parte del dispositivo si è poi spostato presso l'abitazione dove i due sospetti avevano riferito di aver lasciato i documenti. Qui giunti, nel casolare indicato dai due come loro domicilio, i carabinieri hanno poi anche notato numerose lampadine accese nei vari locali, oltre a elettrodomestici perfettamente funzionanti, nonostante il contatore fosse disattivato. E' stato allora richiesto l’intervento anche di personale qualificato dell’ENEL che, giunto sul posto, ha verificato che il contratto risultava essere stato disattivato nel marzo scorso, e che l’impianto elettrico che serviva l’abitazione era alimentato da un cavo direttamente e abusivamente collegato alla rete elettrica di distribuzione a monte. In più, il casolare era composto da una parte centrale, evidentemente abitata dai due, e da un capannone, originariamente utilizzato come deposito, nel quale erano state ricavate alcuni vani con materiali di fortuna, delimitati da tavole di legno e lamiere, alcuni senza porte, e con all’interno bombole di gas e fornelli. Data la pericolosissima fatiscenza dei locali, si è allora anche richiesto l’intervento di personale dell’Asl di Foggia, per verificare e certificare le condizioni igieniche e sanitarie in cui versavano i locali, privi anche dei più necessari requisiti igienici. I braccianti, infatti non avevano neppure la disponibilità di acqua potabile, e i servizi igienici erano stati ricavati all’interno di un silos dismesso.

I carabinieri hanno allora proceduto a sentire a verbale tutti i lavoratori trovati nel campo e, a seguito delle dichiarazioni rese, è inequivocabilmente emerso come I due indagati fossero i loro caporali, dal momento che tutti gli operai hanno confermato che erano loro ad occuparsi di reclutare la manodopera da avviare ai campi, avendo esclusivamente loro i contatti con il datore di lavoro, e come, dopo aver “reclutato” la manodopera necessaria, approfittando di un effettivo stato di bisogno, fornissero i mezzi per il loro trasporto sui campi e l'alloggiamento in quella struttura degradante, il tutto in cambio della corresponsione del pagamento di una retta di affitto pari a 50 euro mensili per ogni lavoratore, e 3 per ogni "passaggio" col mezzo. In merito alle condizioni lavorative, è anche emerso che i bulgari, quasi tutti privi di qualsiasi contratto, erano costretti a lavorare finché ne avevano la forza per 4 euro a cassone, senza alcuna regola su orari, riposi o materiali di protezione a garanzia della sicurezza sul luogo di lavoro. Alla luce di quanto emerso quindi, i due sono stati dichiarati in arresto per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre che per furto aggravato e continuato di energia elettrica. 

Nella circostanza, oltre a materiale vario comprovante l’illecita attività, sono stati sottoposti a sequestro anche i due veicoli utilizzati per il trasporto dei lavoratori. Per i due "caporali" si sono aperte le porte del carcere di Foggia, in attesa di giudizio, mentre è ora al vaglio della Procura della Repubblica di Foggia le posizioni dei proprietari sia della struttura dove alloggiavano che dei campi sui quali sono stati trovati a lavorare.

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