Le intercettazioni che incastrano i Cera e "quell'indole spregiudicata" per ottenere assunzioni, nomine e affidamento di servizi

Nelle carte dell'ordinanza, un corposo brogliaccio contenente intercettazioni telefoniche e ambientali che proverebbero come i due abbiano utilizzato le rispettive posizioni politiche e influenze per ottenere quanto nelle loro mire

Napoleone e Angelo Cera

Un ‘sistema a due’ ben rodato: uno dispone, l’altro caldeggia; uno promette, l’altro chiede, facendosi scudo ciascuno del potere e degli strumenti (politici e di consenso) dell’altro. E’ questo il quadro tratteggiato dalla Procura di Foggia nei confronti di Angelo e Napoleone Cera, padre e figlio, rispettivamente ex deputato Ucd e consigliere regionale dei ‘Popolari’, da questa mattina agli arresti domiciliari per tentata concussione, ma indagati anche in ordine ad altre due fattispecie di reato (induzione indebita e corruzione).

Tre gli episodi contestati. A sostegno della tesi degli inquirenti, un corposo brogliaccio contenenti intercettazioni telefoniche e ambientali che proverebbero come i due abbiano utilizzato le rispettive posizioni politiche e influenze per ottenere quanto nelle loro mire.

Le pressioni dei Cera sui vertici del Consorzio di Bonifica

La misura cautelare eseguita questa mattina dagli uomini delle Fiamme Gialle, in particolare, fa riferimento al tentativo di concussione in relazione alle pressioni esercitate dai due uomini sui vertici del Consorzio di Bonifica per imporre l’assunzione (mai concretizzata), in qualità di idrovorista o guardiano, di alcuni ‘protetti’ da sottoporre solo formalmente alla procedura di selezione.

“L’arma” utilizzata per caldeggiare la richiesta era un emendamento che il Consigliere regionale Cera avrebbe presentato (e poi ritirato) in Regione per «far sparire i Consorzi», o meglio assoggettarli alla Regione con il passaggio della funzione irrigua all’Acquedotto Pugliese. “Le prime avvisaglie del ricatto”, si legge nelle carte dell’ordinanza, “in forma di morbida pressione finalizzata ad assunzioni nominative sono raccontate dai due vertici dell’Ente”. Inizialmente tali ‘caldeggiamenti’ venivano esternati “in frasi del tipo «ricordati di me» o «non ricordarti solo degli altri»”, pronunciate da Napoleone Cera. Posizione poi sostenuta anche dal padre Angelo “con sollecitazioni allusive e amichevoli del tipo «eh ma non fate mai niente per noi», oppure «fate sempre quello che volete, poi quando arrivo io non c’è mai niente»”.

Così fino al 18 dicembre del 2018, quando durante una riunione della Prima Commissione Bilancio viene presentato e poi ritirato da Cera jr un emendamento che applicava a tutti i Consorzi di Bonificata di Capitanata del Gargano la soggezione diretta alla Regione («sarebbe un colpo mortale… il Consorzio perderebbe gran parte delle sue entrate», erano consapevoli). E allora le pressioni aumentano e si fanno più minacciose: «Mio figlio ha presentato un emendamento al bilancio della Regione con il quale si facevano sparire i Consorzi di Bonifica… tutto il personale finisce presso l’assessorato Regionale… avrebbero votato per far sparire i consorzi… Napoleone ha avuto il coraggio che è mancato agli altri perché tutti vogliono far sparire i consorzi… fanno le porcate più assurde», si legge nell’ordinanza. E poi, ancora più chiaramente: «Napoleone ha già un emendamento soppressivo… al Consorzio dove oggi fai il galletto…da quel momento non c’hai più nessuno perché dipenderai da quelli di Bari». Ma più di tutte, parla una intercettazione tra i due Cera, in cui Napoleone dice al padre: «Sto aspettando che mi vengano a trovare perché abbiamo adesso la riforma dei Consorzi in consiglio regionale; se non mi vengono a trovare li faccio sparire capito? Cioè li faccio sparire».

“La frase - stigmatizza il giudice Armando Dello Iacovo nell’ordinanza - rende plasticamente la consapevolezza da parte di entrambi degli effetti potenzialmente deflagranti dell’emendamento, vale a dire la ‘sparizione’ del Consorzio di Bonifica”. Per il giudice, quindi, ricorrono tutti gli elementi della tentata concussione.

Il tentativo dei Cera di bloccare l'internalizzazione dei Cup

Ma i due sono indagati anche per altre due fattispecie di reato. I particolari emergono dalle carte dell’ordinanza. Padre e figlio, infatti, avrebbero bloccato il tentativo di internalizzazione del servizio Cup dell’Asl di Foggia a favore della Gpi Spa, azienda ‘amica’ dei due Cera, nella quale lavora anche la moglie di Napoleone. In particolare, si legge nell’ordinanza, “il 20 dicembre del 2018, Angelo e Napoleone Cera si recavano presso l’ufficio in uso a Vito Piazzolla e a voce alta e utilizzano toni aggressivi, rappresentavano esplicitamente al direttore generale dell’Asl di Foggia che il processo di internalizzazione del servizio Cup «non andava fatto»… richiedendo espressamente a Piazzolla di porre in essere i conseguenti atti amministrativi tali da arrecare un danno all’Asl e avvantaggiare indebitamente la società privata Gpi Spa”.

Raggiunto l’obiettivo, è chiara la soddisfazione dei Cera: «Questa operazione, se fosse andata a termine, noi l’abbiamo fermata, avrebbe messo sul lastrico 36 persone…» e ancora «Sono convinto che passata la paura adesso andiamo a lavorare». “Tutte espressioni - si legge nelle carte - che fanno chiaramente intendere che un intervento dei Cera ci sia Stato («l’abbiamo fermata!»), ma che non aiutano a comprendere i termini e le modalità di tale intervento e, quindi, a capire se Piazzolla abbia «fatto tutti gli atti» ai Cera per effetto di condotte concussive, induttive, corruttive o penalmente neutre”.

Il direttore della Asl di Foggia: "Sono estraneo"

La nomina del commissario dell'Asp di Chieuti

Il terzo e ultimo addebito vede indagati anche il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e l’Assessore Regionale al Welfare Salvatore Ruggeri.. “In buona sostanza - scrive il gip - l’ipotesi accusatori contempla un do ut des avente ad oggetto la nomina (da parte del presidente Emiliano) di un soggetto indicato dai Cera come commissario dell’Aso di Cheuti, in cambio del sostegno elettorale dei Cera a Francesco Miglio, candidato sindaco di San Severo, caldeggiato dal presidente”.

Ma, sottolinea il giudice, “si rileva l’assenza di collegamento tra appoggio elettorale e nomina del commissario dell’Asp. L’assenza del collegamento è evidente in tutte le conversazioni tra i Cera e il presidente Emiliano, che vertono unicamente su ciascuno dei poli dell’ipotizzato do ut des, vale a dire: o il sostegno elettorale a Miglio o il commissariamento dell’Asp di Chieuti («Quell’Asl la voglio io… visto che non ho preso un cazzo di niente», avrebbe detto il consigliere regionale, come riportato in un passaggio dell’ordinanza). La saldatura tra i due poli del presunto accordo corruttivo sembra verificarsi in occasione di una telefonata tra Cera Jr e Michele Emiliano. Il consigliere passa la cornetta al padre che garantisce l’appoggio a Miglio («A San Severo faccio una giravolta di 384… a Foggia avendo fatto le primarie non mi posso muovere… a San Severo faccio come dici tu… farò di tutto»); poi nel riprendere il ricevitore, Napoleone continua il pressing sulla Asp: «dice papà di non fare scherzi su Chieuti… su questa cosa di Chieuti ci tengo in modo particolare proprio io…»”.

Qualche ora dopo, Cera Senior chiamerà l’assessore Ruggeri, e solo a lui, e solo allora, esternerà le sue reali intenzioni: «Domani mattina fammi una cortesia, perché dipende, come si muove Emiliano su quella delibera lì, mi muoverò io in provincia di Foggia… tu porta la delibera domani e fammi sapere subito… io sarò consequenziale su tutto… se mi muovo io qualcosa la riescono ancora a vincere…». Conclude quindi il gip: “Se è vero che soltanto sull’ultima vicenda sono stati acquisiti elementi utilizzabili in un futuro dibattimento, è altrettanto vero che quella vicenda contrassegna la condotta più prevaricatrice realizzata dai due Cera con tenacia, pervicacia e disprezzo per la funzione istituzionale dell’assemblea regionale, riducendo la presentazione di un emendamento a strumento di ricatto”.

"L'indole spregiudicata e quel senso di onnipotenza"

“L’intero complesso delle captazioni ha rivelato dalla viva voce degli stessi indagati un’indole che può definirsi spregiudicata. Spregiudicatezza che si è declinata in senso di onnipotenza («facciamo sparire il Consorzio di Bonifica»), in assenza di scrupoli («non ce ne frega, basta che entri nel circuito del Consorzio»), in ostinata e livorosa programmazione criminosa («lo fanno per noi perché poi è guerra») e soprattutto in pretesa di rispetto e di educazione. Una pretesa che – stigmatizza il gip - ribalta i ruoli tra concussore e concusso e che richiama un codice d’onore invalso, presso una particolare categoria di politici, quelli che gestiscono in contrattazioni private e riservate utilità e benefici (assunzioni, nomine, affidamento di servizio) acquisibili o erogabili solo all’esito di procedure pubbliche o comunque trasparenti  e regolamentate; che ritengono del tutto normale questa forma personale (e familiare nel caso dei Cera) di gestione degli interessi di rilevanza pubblica; che prendono come un’offesa, appunto personale, ogni comportamento negativo o recalcitrante delle loro controparti”.

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