11 "fannulloni", l'esposto 'bomba' e quell'andazzo da bar che rendeva lenta e farraginosa la macchina comunale

Gli arresti all'alba di due giorni fa, sul Gargano a Carpino. Disposta per tutti la misura degli arresti domiciliari. In giornata, gli indagati saranno sentiti ad uno ad uno per gli interrogatori di garanzia

Immagine dalle telecamere nascoste

A quanto pare, l’andazzo, in quel di Carpino, era ormai radicato. In paese tutti sapevano e nicchiavano davanti a quegli uffici comunali che funzionavano ‘a singhiozzo’. Una situazione digerita da molti, ma non da chi ha messo in fila le parole, nero su bianco, inviando un dettagliato esposto ai carabinieri della stazione del piccolo comune garganico.

E’ da quella segnalazione anonima che ha preso le mosse l’indagine dei carabinieri, coordinata dalla Procura di Foggia, che ha portato, all'alba di due giorni fa, all’arresto di undici dipendenti comunali di Carpino accusati a vario titolo di assenteismo. Undici dipendenti comunali (tra cui un responsabile di settore) su 25 dipendenti totali, un numero di ‘fannulloni’ in grado di rendere davvero lenta e farraginosa la macchina di un comune di appena 4mila abitanti.

Ad incastrare i dipendenti ‘infedeli’ sono state le immagini di alcune telecamere piazzate dai militari. I dipendenti in questione, si legge nell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia, Rossella Grassi, “pur registrando regolarmente il proprio ingresso negli uffici comunali tramite badge, risultavano assenti sul luogo di lavoro. Venivano pertanto collocate telecamere in prossimità degli ingressi del Municipio e della macchinetta marcatempo e, dalla visione delle relative immagini, emergeva che gli indagati pur avendo regolarmente timbrato l’entrata, si allontanavano dal posto di lavoro senza timbrare l’uscita, recando quindi un danno all’ente comunale che regolarmente elargiva i relativi stipendi”.

IMMAGINI VIDEO | Ecco cosa facevano invece di lavorare

Queste immagini sono state poi integrate e confrontate con quelle di alcune telecamere situate in altre zone del paese, e hanno trovato puntuali riscontri nei pedinamenti effettuati dai carabinieri nel corso dell’attività. Le indagini sono durate due mesi, da febbraio ad aprile, un arco di tempo sufficiente a stimare un danno erariale di circa 24mila euro. “Gli indagati - si legge ancora nel documento del Tribunale - non osservavano gli orari in cui gli stessi erano tenuti ad essere presenti in servizio, ossia nell’arco temporale dalle ore 8.00 alle ore 14.00 (con accesso al pubblico 9.00 – 12.00) giornaliere e dalle ore 16.30 alle ore 18.30 nei giorni di rientro pomeridiano (mercoledì e venerdì)”.

“Dalla visione delle immagini è emerso che gli indagati, subito dopo la timbratura di ingresso, si allontanavano dal luogo di lavoro per farvi rientro solo nelle fasce di apertura al pubblico, trascorrendo la maggior parte della giornata lavorativa a colloquiare al cellulare o con i passanti, o ad assolvere altre incombenze personale (come fare la spesa) e, nei giorni di rientro pomeridiano si assentavano durante l’intero arco temporale limitandosi a timbrare l’entrata e l’uscita dall’ufficio, percependo ciononostante anche la retribuzione per il lavoro straordinario”.

I dettagli e i nomi degli arrestati

Nella “rete” dei militari sono finite undici persone, con profili di responsabilità diversi e che verranno vagliati singolarmente dall’autorità giudiziaria; diversi gli uffici coinvolti: ufficio anagrafe, ufficio tecnico, settore affari generali e controllo del personale con il responsabile d’ufficio, ufficio lavori pubblici, presidio Inps, settore finanziario, segreteria e messi comunali. Nel dettaglio, si specifica nell’ordinanza, vi è un impiegato presso l’Ufficio tecnico del Comune “risultato assente per 365 minuti su 44 giorni”, mentre il dirigente ad interim dell’ufficio predisposto al controllo del personale è risultato assente dal posto di lavoro “per complessivi 5.970 minuti su 64 giorni lavorativi”. In particolare, stigmatizza il gip, “omettendo di effettuare il controllo sulla presenza del personale, (lo stesso) avallava le condotte delittuose poste in essere dagli altri indagati oltre a rendersi lui stesso autore di tali condotte assenteiste”. Tra le attività ricorrenti, vi era la spesa quotidiana (tanti indagati sono stati immortalati mentre rientravano in ufficio con i sacchetti della spesa), le chiacchiere di paese o la lettura del giornale.

Le assenze maggiori sono state registrate nell’ufficio anagrafe, dove due dipendenti coinvolti sono risultati assenti rispettivamente per 6.723 minuti su 63 giorni lavorativi e per 3356 minuti su 46 giorni lavorativi. Nel primo caso, scrive il gip, “la condotta appare abitudinaria e non occasionale” e “persisteva nonostante i controlli dei carabinieri”. Alla luce degli elementi raccolti, è stata disposta per tutti la misura degli arresti domiciliari. “La misura - specifica il giudice - appare proporzionata all’entità dei fatti e alla sanzione che, in caso di condanna, si ritiene potrà essere irrogata. Non è in alcun modo presumibile la concessione del beneficio della sospensione condizionale, in quanto la ripetitività dei comportamenti posti in essere dagli indagati, anche dopo l’accesso delle forze dell’ordine presso gli uffici comunali, è sintomatico di una prassi consolidata e diffusa, avallata dallo stesso responsabile del personale. In giornata, gli indagati saranno sentiti ad uno ad uno per gli interrogatori di garanzia.

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