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Tutolo show sul Coronavirus, a 'Propaganda Live' pioggia di risate. Zoro: "Grandissimo sindaco". Makkox: "Numero 1"

Le frasi cult del sindaco di Lucera rimbalzano sulla tv nazionale. In studio si sbellicano dalle risate. All'indomani il primo cittadino risponde alle critiche dei detrattori: "La comunicazione è efficace se fatta in modo da essere comprensibile a tutti"

 

Le dirette show e le frasi cult di Antonio Tutolo guadagnano una menzione speciale di Propaganda Live nella categoria amministratori locali ai tempi del Coronavirus. Diego Bianchi fa zapping tra i sindaci e i "messaggi istituzionali" e arriva lui da Lucera. Sul maxischermo passa un compendio delle più esilaranti uscite del sindaco della pagnotta con tanto di sottotitoli.  In studio si sbellicano dalle risate. La giornalista Francesca Mannocchi ride a crepapelle. "Un grandissimo sindaco" è il commento di Zoro. Promosso anche da quel genio del fumettista Makkox, pseudonimo di Marco Dambrosio: "Numero uno". Le sortite in dialetto lucerino convincono i follower che ormai seguono a migliaia le sue strisce quotidiane sui social per aggiornare la comunità sulle misure anticontagio da Covid-19.

Incisivo, con il suo linguaggio colorito e diretto, ha conquistato la Rete e ora il talk fuori dagli schemi di La7. L'11 marzo, prima del lockdown, aveva richiamato i concittadini che invece di starsene a casa giravano per il centro federiciano per consumi voluttuari e saloni di bellezza: "Abbiamo scoperto che pittarsi le unghie e pittarsi i capelli, tirarsi i peli sulle gambe è una cosa necessaria. Fosse stato agosto - aveva detto in lucerino - lo potevo capire, non poteva arrivare sulla spiaggia King Kong, e si doveva chiaramente depilare. Non l'avrebbe vista nessuno - ha tradotto Propaganda Live - la peluria uscire dai pantaloni. Avreste potuto aspettare". La battuta, per la cronaca, ha attirato sul web anche accuse di sessismo. 

Ma le polemiche e gli avversari si sono concentrati sull'uso del dialetto. All'indomani della seguitissima trasmissione in onda su La7 il sindaco si è visto costretto a rispondere ai detrattori che definisce, senza peli sulla lingua, "Umberto Eco Dei poveri", "Elsa Morante dei derelitti" e "Dickens della letteratura locale". "Ora voglio sperare che mi sia concesso, dai censori della zotica lingua locale, dal basso della mia ignoranza, provare a spiegare a costoro che la comunicazione è efficace se fatta in modo da essere comprensibile a tutti e, perché no, anche piacevole e divertente per chi ascolta. Io dei miei concittadini ho il massimo rispetto, non li considero degli allocchi (io), e se scelgo di comunicare in quel modo è semplicemente perché, rivolgendomi essenzialmente ad essi, amo farlo, anche parzialmente, nella nostra lingua madre per essere facilmente comprensibile possibilmente a tutti. Evidentemente a costoro la lingua dei nostri padri ormai imbarazza perché giocano a sentirsi gli Umberto Eco dei poveri e Le Elsa Morante dei falliti. Vedete, a me quella 'lingua' piace. Per me è musica e ne sono orgoglioso".


 

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