Caro presidente, noi ci crediamo: c'è solo un po' di nebbia...

L'editoriale del direttore responsabile Massimiliano Nardella il giorno dopo l'incontro in Prefettura presieduto dal Premier Giuseppe Conte e le polemiche con alcuni sindaci ed Emiliano

Arcuri, Conte e Lezzi

Doveva essere la giornata della svolta, dello sguardo al futuro, delle infrastrutture, delle opere strategiche e se vogliamo anche della capacità di saper stare insieme e andare oltre campanilismi e guerre di quartieri. Doveva, ma alcune scelte o dimenticanze l'hanno trasformata in una giornata amorfa.

Ci si aspettava che il Premier, affiancato dal ministro per il Sud Barbara Lezzi e da Invitalia, scartasse i regali di Natale e consegnasse alla Provincia di Foggia più di una certezza rispetto a progetti di sviluppo su carta e cifre immaginarie, che a ben guardare, sono stati invece i grandi assenti: nessun cenno a quali siano ritenuti sostenibili e fattibili, men che meno alle risorse messe a copertura degli stessi.

Qualcosa è andato storto e per il Premier, l'occasione delle festività, colta al balzo per trascorrere un po' di tempo in famiglia, se non altro si è rivelata utile per fare gli auguri di buon anno ai rappresentanti della terra che lo ha visto crescere, molti dei quali lo stimano e gli perdonano anche qualche disattenzione.

Fatta eccezione, nel caso di ieri, della fronda composta dai cinque sindaci capitanati dal primo cittadino di San Marco in Lamis ed ex candidato alla Provincia. Quelli che alla vigilia del grande giorno hanno sollevato un polverone istituzionale senza precedenti da queste parti. Uno "sgarbo istituzionale" (cosi lo ha definito Michele Merla) denunciato sulle colonne della nostra testata e mal digerito anche da Michele Emiliano, escluso, alla pari di altri primi cittadini, dal tavolo sul quale Giuseppe Conte avrebbe dovuto mettere nero su bianco al Contratto di Sviluppo della Capitanata. Avrebbe. 

A 24 ore dal pasticciaccio, ci chiediamo con quale criterio siano stati selezionati gli interlocutori degli enti locali e perché alcuni territori sono stati estromessi dai tavoli di concertazione antecedenti all'arrivo del Presidente del Consiglio dei Ministri. C'è chi sapeva e chi no, chi per questo ha inviato le proposte a Invitalia, 78 in tutto, chi purtroppo era all'oscuro di questa possibilità. Perché?

Caro presidente, non lo solleverà dalle sue responsabilità la telefonata fatta  il giorno prima ad Emiliano. Il tentativo di metterci una pezza a poche ore dall'evento e peraltro in un giorno festivo, si è rivelato peggio del buco. Il governatore della Regione Puglia non solo avrebbe avuto il diritto di partecipare ai precedenti tavoli interlocutori, ma avrebbe dovuto esser messo a conoscenza dell'incontro e dei suoi motivi, quindi invitato. Così non è stato.

In questo clima di caos e incertezza, ben venga l'attenzione alla Capitanata, ma occorrono i fatti. Non eravate stati voi a dirci che entro la fine dell'anno ci sarebbe stata la firma sul Cis? Siamo passati dall'attesa di scartare i regali all'amara sorpresa: nessuna firma ma l'annuncio di un Dpcm a gennaio non già di redazione del contratto ma di insediamento del tavolo prefettizio permanente. Tavolo che continuerà a raccogliere progettualità sine die, ma da chi? 

Insediare un tavolo permanente significa insediare un organismo che tratterà, concerterà, valuterà, parlerà, si confronterà, etc, etc ,etc. Fino a quando? Il termine non c’è. In compenso c’è una casella di posta elettronica alla quale possono continuare a pervenire progettualità: fino a quando? Il termine non è stato dato. Da parte di chi? Enti, associazioni, si immaginerà. Ma non sono gli stessi che hanno già partecipato ai tavoli interlocutori e le loro proposte (ben 78!) le hanno già avanzate? 78 è un numero già di per sé alto, che fa dubitare che possano realmente essere tutte realizzate. E allora, perché continuare con l’archivio? E soprattutto, chi è titolato a inviare progetti? Anche i privati o quello che vuole sia rifatto il marciapiede sotto casa? (Visto che Landella ha parlato di strade comunali, sigh, siamo in tema). Insomma, un po’ di confusione sotto il sole c’è. 

Certo, non pretendiamo che si facciano in un mese cose che mancano da decine di anni ma neanche essere accompagnati con gentilezza sine die. Magari fino a elezioni Europee (azzardiamo). Non sarebbe poi molto diverso dalle passerelle del passato.

Un altro dubbio ci assale, ovvero: i finanziamenti per il Sud passeranno indenni le forche caudine leghiste? Non sarà che la scelta di non azzardare o svelare la cifra celi proprio il timore che poi la stessa subisca una decurtazione in sede di governo? 

E poi c’è il Gino Lisa. La sostenibilità finanziaria è un concetto condivisibile  ma, presidente Conte ci permetta, è lo stesso concetto con cui Foggia battaglia da un po’: rispolverarlo è come rimettere la palla al centro del campo o, se vuole, un dribblare la domanda. Che è ostica, lo sappiamo.

Queste osservazioni, a nostro dire lampanti ed elementari, le abbiamo rilevate solo noi o i nostri rappresentanti istituzionali ed economici lo hanno fatto nella sede deputata? Il dubbio ci viene, perché dalle dichiarazioni, dalle foto ricordo, strette di mano e selfie, trapela solo entusiasmo incondizionato. Il che va benissimo. Siamo tutti contenti e auspichiamo il meglio. Ciò che vogliamo capire, in pratica, è se ieri ci siam fatti solo gli auguri di Natale (il che va benissimo, ci fa piacere presidente) e basta, mentre la sostanza è tutta di là da venire. 

"C'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole, andiamo avanti tranquillamente...". Che non si faccia quella stessa fine.

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