"Non potevano ammanettarlo". Emiliano sul caso dei due poliziotti uccisi a Trieste: "Hanno agito come da prassi"

Il cordoglio e la vicinanza ai familiari di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta da parte di Michele Emiliano, che spiega i motivi per i quali l'assassino dei due poliziotti, Alejandro Augusto Stephan Meran, non poteva essere ammanettato

I due poliziotti ucciso a Trieste

Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia, dall'alto della sua esperienza da Magistrato, si esprime in merito al drammatico duplice omicidio dei poliziotti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, uccisi negli uffici della Questura di Trieste il 4 ottobre scorso dal 29enne di origini dominicane, Alejandro Augusto Stephan Meran.

Poliziotti uccisi a Trieste: il post di Emiliano

"Ho aspettato qualche giorno per esprimere il mio dolore per l’uccisione di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego all’interno della Questura di Trieste purché volevo capire e sapere prima di parlare. Hanno gestito il caso giudiziario loro assegnato con umanità e sono stati ripagati con una inaspettata, insana violenza che contraddiceva tutta la storia che si era sino a quel momento dipanata sotto i loro occhi.

Dopo una rapina di un motorino strappato al conducente da un ignoto autore, il fratello di quest’ultimo con un gesto di onestà fuori dalle normali prassi, contattava la Questura accusando il proprio fratello di tale delitto, motivandolo con disturbi mentali. I due poliziotti hanno dunque portato in questura i due fratelli che senza fare alcuna resistenza, li hanno seguiti per redigere i verbali e gli atti da trasmettere alla Autorità Giudiziaria.

L’autore della rapina accusato dal fratello non poteva essere arrestato in flagranza perchè erano passate molte ore dalla esecuzione del reato e la nostra legge non consente l’arresto di iniziativa della polizia giudiziaria fuori dai casi flagranza. Si tratta di una elementare forma di garanzia per tutti noi. Solo un giudice terzo puó privare della libertà un cittadino. Non puó farlo neanche il magistrato del pubblico ministero, figuriamoci la polizia. Non sussistendo alcun pericolo di fuga del sospettato che li aveva docilmente seguiti in questura e dovendo accertare i fatti a piede libero, non potevano per nessuna ragione ammanettarlo.

Nessun preavviso i due poliziotti hanno avuto della assurda reazione del presunto rapinatore che li disarmava, probabilmente in tempi diversi, dopo averli colpiti a morte con la prima pistola della quale si era impadronito. Col senno di poi tutte le opzioni sono possibili, ma nella situazione data Pierluigi e Matteo si sono comportati come fanno ogni giorno negli uffici di polizia e per strada tutti coloro che a rischio della vita ci proteggono e ci sottopongono ad indagini, con la stessa consapevolezza dei nostri diritti.

La nostra Polizia di Stato e le altre forze di polizia sono fatte da gente normale, non da attori da film americano, che presumono che i cittadini non sono tutti dei potenziali pericoli per la loro incolumità.

Devo dunque ribadire che la gentilezza e il rispetto col quale stavano trattando il rapinatore denunciato dal suo stesso fratello sono la normale modalità operativa delle forze dell’ordine italiane che si sentono prima di tutto al fianco dei cittadini nei drammi della loro vita, compreso il dramma di una famiglia onesta che viene colpita dalla vergogna di un delitto commesso da un proprio membro.

Ho trovato fuori posto e provocatorie le riflessioni di professionisti di altri settori che si sono messi a giudicare la condotta di due poliziotti pieni di umanità che hanno perso la vita, come tanti altri purtroppo, nello svolgimento del loro dovere.

Un abbraccio forte e sentito a tutti i loro colleghi che ringrazio per il contributo di legalità e di civiltà che nonostante questa tragedia continueranno a dare anche a nome dei loro compagni di lavoro scomparsi. Mi stringo alle loro famiglie condividendo il loro immenso dolore"

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