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L'esempio di Peppino per i giovani foggiani. Impastato: "Non abbandonino il territorio, ma lo difendano come faceva mio fratello"

Le parole del fratello dell'attivista e giornalista ucciso da Cosa Nostra il 9 maggio di 41 anni fa

 

Un incontro con gli studenti della scuola 'Zingarelli' per ripercorrere la vita breve, ma intensa, di suo fratello. Che non ebbe paura di ribellarsi alla realtà mafiosa in cui era incastonata la sua famiglia, e di denunciarla attraverso le sue opere di giornalista e attivista politico. Denunce per le quali Cosa Nostra decise di ucciderlo il 9 maggio 1978, lo stesso giorno in cui fu ritrovato in via Caetani, a Roma, il cadavere di Aldo Moro.

La mano mafiosa dietro la morte di Impastato è stata accertata soltanto in seguito, grazie all'impegno di suo fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta e degli amici di Peppino, che non accettarono la tesi del suicidio e del tentato attentato terroristico.

Giovanni Impastato è giunto a Foggia per raccontare ai giovani studenti della 'Zingarelli', chi era suo fratello, e chi è oggi attraverso il ricordo delle sue azioni. "Peppino era uno di loro. Un giovane sognatore, un idealista. Capace di coinvolgere con facilità e di una sensibilità estrema". E c'è un messaggio ai giovani foggiani, che vivono in una realtà complessa come quella della Capitanata. L'invito a seguire l'esempio di Peppino, che a Cinisi restò, per difendere strenuamente il proprio territorio. Una difesa che però non può prescindere dal supporto delle istituzioni.

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