Addio al Conventino ma è giallo sui motivi della chiusura: quale futuro per poveri e bisognosi?

In corso il trasferimento degli ospiti presso la ex Casa del Clero. La direttrice Di Girolamo: "Struttura fatiscente, obbligati a questa decisione". Il commissario Lusi: non mi risulta

Il Conventino della Caritas foggiana

Non è chiaro cosa stia accadendo attorno alla Caritas di Foggia. Una attività ventennale al servizio degli ultimi che, stando alle ultime vicende, rischia di essere smantellata nelle sue variegate presenze e nei suoi numerosi volti che hanno teso una mano al diffuso stato di bisogno di questa città, sostituendosi, col volontariato, alle assenze, tante, delle istituzioni.

L’ultima notizia in ordine di tempo giunge dalla pagina Facebook di uno dei volti storici della Caritas foggiana (assieme a Maria Tricarico e a Don Francesco Catalano): il dottor Francesco Niglio, medico volontario e figura di primo piano in quel settore, che annuncia la chiusura del Conventino, una struttura di seconda accoglienza, allocata presso l’ex Ipab Addolorata, punto di riferimento negli anni dei poveri e di coloro che non riescono a mettere un piatto a tavola. Ieri ultimo giorno di servizio. Poi stop ai pasti (colazione e cena) ai circa duecento, duecentocinquanta fruitori che quotidianamente hanno popolato la struttura. “Non ci sono comunicazioni ufficiali ma, per quanto ne so, sta accadendo questo” replica Niglio alla nostra richiesta di informazione, rimandando alla nuova direttrice Caritas, Giuseppina Di Girolamo. Perché, nel frattempo, la direzione è repentinamente cambiata, passando da Don Rocco Scotellaro, stranamente dimissionario qualche mese fa nel silenzio più assoluto (nonostante fosse solo da qualche mese alla guida della Caritas), alla Di Girolamo, appunto. La quale, tra i primi atti, ha revocato l’intero cda in seno alla Fondazione “”Fasano – Potenza” onlus, braccio finanziario della Caritas. Fuori tutti, dunque. Accadeva il 18 maggio scorso. Oggi la notizia della chiusura del Conventino che, come struttura di seconda accoglienza, ospita 25 persone, tra migranti ed italiani bisognosi, i primi in convenzione con la Prefettura di Foggia. Pare sia in corso il trasferimento degli stessi presso casa Monsignor Farina o ex Casa del clero. Per la mensa per un po’ provvederà la parrocchia di Gesù e Maria. 

Uno scenario che, se unito agli allarmi lanciati qualche mese anche attraverso queste colonne, è poco tranquillizzante rispetto al futuro della Caritas, sulla quale non vi sono comunicazioni chiare e ufficiali. "Nel frattempo giungono a conclusione tutte le progettualità che pure con Don Francesco erano state messe in cantiere” fanno sapere i volontari, che paventano altre chiusure a breve e una “volontà inspiegabile di sopprimere tutto quanto si è costruito in questa città in nome della carità”. “La chiesa non può sostituirsi alle istituzioni, assenti” sostiene qualcuno. Ma è una versione alla quale fatichiamo a credere, perché la Chiesa, la Curia, sono l’emblema stesso della carità, sempre in prima linea di fronte alle diffuse emergenze che caratterizzano il capoluogo. A prescindere dalle istituzioni (che pure, allo stato, tacciono: Politiche sociali del Comune in primis).

Né parrebbe esserci una questione finanziaria di fondo, visto che i bilanci della Fondazione sarebbero stati tutti chiusi in positivo. Ultimo compreso. E allora perché? "Ci sono problemi strutturali" liquida la direttrice Caritas, quando riusciamo a metterci in contatto con lei. "La struttura è fatiscente e necessita di manutenzione straordinaria. Soprattutto il primo piano, piove dentro" praticamente, ci dice, smentendo qualsivoglia ipotesi di smantellarne il servizio: "Noi dobbiamo fare accoglienza e la dobbiamo fare bene, dando una risposta dignitosa". Poi, a lavori ultimati, la sede tornerà ad essere quella? E' un trasferimento temporaneo? Non pare, Di Girolamo risponde così: "Il mio sogno è costruire qualcosa per i poveri". Dove e come non si sa ancora. L'unica cosa certa è il trasferimento in corso e un servizio mensa che successivamente continuerà senza volontari, con un catering, rispetto al quale la direttrice sta raccogliendo i preventivi.

"Non è fatiscente, altrimenti non avrebbe potuto ospitare persone" replica il commissario dell'Addolorata, Patrizia Lusi. "Io ho ricevuto solo la disdetta del contratto di fitto. Le ragioni le conosce la Caritas". 

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