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Sindaci all'oscuro di contagi e quarantene. Emiliano: "E' vietato comunicare i nomi e si rischia caccia all'untore"

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano chiarisce il meccanismo di trasmissione delle informazioni, in mano ai prefetti

 

"Capisco che un sindaco debba sapere più o meno quello che succede nel suo paese, ma senza un provvedimento legislativo che cambi le regole è vietato comunicare i nomi delle persone contagiate, salvo che al prefetto ai fini del controllo. E, soprattutto, non bisogna neanche aggirare questo divieto dicendo che in un paese di 500 persone c'è un contagiato. Si scatena la caccia all'untore e questa cosa, che è successa purtroppo in qualche caso, va assolutamente evitata". Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano spende più di cinque minuti, nel corso della videoconferenza stampa di presentazione della seconda fase del Piano ospedaliero regionale Coronavirus, per analizzare la questione delle informazioni trasmesse ai sindaci. A capeggiare la crociata in provincia di Foggia era stato Antonio Tutolo, sindaco di Lucera, che martedì si era espresso con parole forti e aveva denunciato di essere costretto a rubare ed elemosinare i dati.

"Ciascun sindaco viene seguito da me personalmente in tutte le sue necessità - precisa Michele Emiliano - I sindaci sono stati, diciamo così, esautorati dei poteri legati al loro ruolo sanitario nella gestione dell'epidemia dalle norme adottate durante l'emergenza. Riconosce il ruolo fondamentale degli amministratori nell'opera di moral suasion per convincere i cittadini a rispettare le restrizioni. "La particolare attenzione nella diffusione delle notizie, mi riferisco soprattutto all'elenco delle persone contagiate o in quarantena che viene trasmesso a ciascun prefetto dal prefetto di Bari, al quale noi comunichiamo queste notizie, ovviamente è dovuta al rispetto della norma sulla privacy. Dovete immaginare che bisogna evitare che in paesi molto piccoli, avendo dei riferimenti, qualcuno possa essere oggetto di una particolare attività dannosa per la sua persona, in funzione del fatto che si sia contagiata o meno. Quindi le notizie vengono trasmesse al prefetto di Bari, lui le trasmette ai prefetti delle altre province, che a loro volta possono col loro prudente apprezzamento trasmettere delle notizie sicuramente anche ai sindaci ma per l'esercizio di una funzione specifica che il sindaco deve richiedere. Quindi i dati epidemiologici vengono forniti in questa forma e i dati sulle liste dei contagiati vengono gestiti con enorme cautela anche perché se per esempio, come è accaduto in qualche comune italiano, qualcuno pubblica la lista sul sito del Comune, ciascuno dei soggetti indicati in quella lista può chiedere risarcimenti pesantissimi perché ognuno ha diritto ad una privacy totale su questo punto, fuorché nei confronti dei prefetti che hanno il compito di controllare che questa gente non esca di casa in quanto contagiata o in quarantena. Registrare questo meccanismo non è stato facile perché ovviamente i sindaci hanno sempre avuto poteri di sanità prima dell'epidemia, adesso non ce li hanno più. E quindi ammortizzare questa condizione non è stata una cosa semplice, ma questo è stato un provvedimento adottato abbastanza presto durante l'epidemia dal Governo, quello di togliere i poteri sulla sanità ex articolo 50 del Testo Unico". Nel suo intervento, il Presidente Emiliano passa in rassegna tutte le somme stanziate dalla Regione a sostegno dei Comuni: "Hanno in mano un apparato fantastico per poter lavorare bene con le loro comunità".

Prima di lui, era stato il direttore del dipartimento Politiche per la Salute Vito Montanaro a riferire come funzionasse la catena di trasmissione delle informazioni. "La comunicazione ai sindaci è un problema con il quale stiamo 'combattendo' sin dal primo giorno - ha detto - Noi già da giorni comunichiamo alle prefetture l'elenco completo del numero degli infetti e degli isolati fiduciari che sono caricati nell'apposito database che abbiamo attivato qui in Puglia. C'è soltanto un disallineamento temporale di uno o due giorni dovuto al ritardo di caricamento delle schede da parte dei Dipartimenti di Prevenzione che in questi giorni sono tra quelle organizzazioni aziendali più provate dal carico di lavoro e badano più ad effettuare tamponi domiciliari o di ampia gamma nelle strutture residenziali piuttosto che dedicarsi alla parte amministrativa. Per cui, talvolta, ci sono ritardi di uno o due giorni, ma le prefetture hanno tutti gli elementi per poter trasferire qualsiasi tipo di informazione ai sindaci di ciascun comune".

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