Apre il centro migranti a 'Tre Titoli', mons. Galantino striglia cristiani e sovranisti: "Non siete bambini a scuola"

Dure le parole del presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ieri a Cerignola per l'inaugurazione del 'Santa Giuseppina Bakhita', voluto dal Vescovo Renna

“Abbiamo bisogno di tornare al Vangelo, facendoci dare dal Signore, e non dal politico di turno, i motivi per andare in direzione ostinata e contraria. Altrimenti abbiamo fallito anche noi. Un cristiano che non si fa carico di chi non ce la fa, non ha motivo di esistere. Una chiesa che non si fa carico di questo, non ha motivo di esistere”. E’ stata forte la strigliata ai ‘cristiani’ fatta ieri da Monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ieri a Cerignola, accanto al Vescovo Renna, al sindaco Metta, al vicesindaco Pezzano e ad altre autorità istituzionali, in località Tre Titoli, per l’inaugurazione del centro di integrazione per migranti intitolato a “Santa Giuseppina Bakhita” (la religiosa canossiana originaria del Sudan che patì una crudele schiavitù).

“Basta con i poveri italiani contro i poveri stranieri – ha tuonato Mons. Galantino-. Basta con il luogo comune “perché non se li porta in Vaticano”, si dice anche nella Chiesa, eh! C’è gente che la pensa così anche nella Chiesa, dobbiamo stare attenti. ‘Portateveli a casa nostra’ sento dire e voi dovete imparare a rispondere a queste cose qua, perché non dobbiamo stare zitti: non lo porto a casa mia l’immigrato perché sarei un incosciente ed un presuntuoso a  pensare che il problema di ciascuna di queste persone possa risolverlo io a casa mia  - ha detto Galantino, in replica ai luoghi comuni, appunto-. Queste persone hanno bisogno di altro e di chi fa meglio ciò che dovrei fare io. Di organizzazioni che sanno affrontare necessità di salute, di prosecuzione del viaggio, di salute e lavoro. Non li prendo a casa mia perché voglio fare cose più efficaci, voglio pagare le tasse e voglio che le mie tasse siano usate per permettere che queste cose siano fatte bene dal mio Stato! Non li prendo a casa mia – ha continuato- perché quando c’è stato un terremoto e le persone sono rimaste senza casa, non ho pensato che la soluzione fosse prenderli a casa mia, ma ho preteso che lo Stato con  miei soldi creasse centri di accoglienza e strutture adeguate e ricostruisse le loro case. Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita, io chiamo l’ambulanza e la porto dove la possono curare. I problemi richiedono soluzioni adeguate, non battute polemiche, code di paglia o sorrisetti autocompiaciuti. Non stiamo litigando tra bambini a scuola, stiamo parlando di problemi grossi e seri di persone adulte”.

Una strigliata anzitutto alle forze sovraniste come la Lega ed ai luoghi comuni che ormai hanno preso piede anche nell’opinione pubblica quello di Mons.Galantino, che si è complimentato con la realtà di Cerignola e l’iniziativa della Diocesi che, grazie al via libera della Amministrazione comunale, è riuscito a costruire a Tre Titoli, lembo di terra dove vivono gli stranieri in condizioni degradanti, una struttura in grado di accogliere e di rispondere alle necessità più elementari. Era lo stesso Vescovo, Luigi Renna, a spiegarlo qualche tempo fa a Foggiatoday: "Una tettoia, due sale, un piccolo ambulatorio medico e, soprattutto, acqua corrente". Che manca. Arrivano le autobotti della Regione, a Tre Titoli. Ma in periodi di gran caldo e di altissima densità abitativa, la necessità si fa straordinaria, come è fisiologico che sia. Sugli ultimi di questa borgata c'è l'occhio vigile di Suor Paola, ma serviva impiantare qualcosa di stabile e duraturo.

Ovviamente con le sole forze della Diocesi il progetto non avrebbe potuto prender forma (si aggirerebbe sui 500mila euro la spesa). Ecco perché la CEI è intervenuta con un finanziamento robusto. Sono circa 300 i migranti che vivono qui stabilmente durante l'anno; donne e uomini provenienti prevalentemente dal Corno d'Africa. Numeri che si impennano nei mesi estivi, quelli di raccolta. Il Vescovo tempo fa aveva scritto una lettera aperta alla città. Aveva notato con dispiacere le critiche giunte all'indirizzo dell'amministrazione nella seduta di consiglio. "I negri, come li chiama qualcuno senza andare al di là del colore della pelle, senza mai fissare negli occhi questi figli di Dio - scrive Mons.Renna-, quando magari da loro comprano delle scarpe per pochi euro, si sfrutta il loro corpo, lì si rende schiavi nel lavoro nero". "Sono come tanti nostri padri e nonni che, con la valigia di cartone, migrarono...Sono persone che hanno gli stessi diritti dei braccianti, quelli per cui Giuseppe Di Vittorio lottò. Oggi Di Vittorio e il nostro don Antonio Palladino si sarebbero battuti anche per i migranti dei nostri ghetti extraurbani, perché i diritti non hanno colore". "Coraggio cari cerignolani - sferzava Renna-, siate degni della vostra tradizione di popolo che ama e difende i diritti di gente che sa la durezza dell'emigrazione. Quando vedrete il Santa Giuseppina Bakhita capirete". 

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