La proposta: case sfitte dei comuni foggiani in via di spopolamento ai migranti che lavorano nei campi

Foto di repertorio da AnconaToday

Contrastare il sistema di sfruttamento sul quale si regge l’intera filiera del lavoro agricolo dalla semina e raccolta grazie ad un’alleanza tra istituzioni e associazioni per raggiungere una effettiva inclusione sociale, abitativa e lavorativa. E’ questa la proposta della Rete delle associazioni, 14 in tutto, operanti nella provincia di Foggia, composta dalle realtà che operano stabilmente sul territorio della Capitanata, e che forniscono supporto ai lavoratori e lavoratrici stranieri ivi residenti stabilmente o per periodi di tempo rilevanti negli insediamenti informali. Pur in mancanza di dati certi, è stimabile che dei circa 40.0000 lavoratori agricoli stagionali occupati nel corso di un anno in Puglia, almeno la metà operi nella Provincia di Foggia, di questi un numero sempre più elevato di persone è costretta a stanziare all’interno di insediamenti informali privi delle condizioni minime per una vita dignitosa.

Con un documento puntuale Africa United, AIIMS, Anolf Puglia, A.S.G.I., Caritas Borgo Mezzanone, Centro culturale BaobabSotto la stessa ombra, coop. soc. Arcobaleno, FLAI-CGIL, ass. Idorenin, INTERSOS, coop. Soc. Iris, coop. Soc. Oasi 2, Progetto Presidio-Caritas, ass. Solidaunia hanno provveduto a stendere una piattaforma di lavoro comune indicando prassi e metodologie per superare la “politica dei ghetti”.

Partendo dalla descrizione sempre più precaria della condizione giuridica e sociale dei migranti in Capitanata, la Piattaforma ha presentato le criticità e i limiti delle iniziative finora attivate, prima fra tutte gli sgomberi degli insediamenti informali, “attuati in modo del tutto svincolato dai desideri, dalle necessità e dalla volontà di chi li abita, e soprattutto senza fornire reali alternative ai lavoratori”.

Per contrastare efficacemente l’attuale sistema di sfruttamento esistono, al contrario, alternative che la Piattaforma elenca puntualmente nel documento come obiettivi prioritari che spaziano dalla corretta comunicazione, alla tutela giuridica delle persone straniere (si chiede una sanatoria in merito al Decreto Sicurezza), dall’accoglienza al diritto all’abitare, dai trasporti pubblici alla lotta al caporalato ed allo sfruttamento in agricoltura con il rispetto di tutte le disposizioni normative e dei livelli salariali stabiliti dalle leggi e dai contratti collettivi. Documenti, casa, lavoro vanno di pari passo.

PIANO CASA NEI PICCOLI COMUNI. Vista l’alta percentuale di immobili sfitti e, in casi significativi, nonostante lo spopolamento di interi paesi della provincia (Volturara Appula, Panni, Calenza Valfortore, Motta Montecorvino, Casalnuovo Monterotaro, San Marco La Catola, Celle di San Vito, Volturino, etc., ove si registra l’indice di dipendenza anziani più elevato della intera regione Puglia) di deve immaginare un piano di incontro tra domanda ed offerta di abitazione che, unitamente alla gestione di un piano integrato di trasporti, faccia sì che il fabbisogno abitativo dei migranti, che non trova risposte adeguate nel mercato immobiliare, trovi invece soluzione nelle esigenze economiche e demografiche del tessuto locale. Sotto tale punto di vista solo l’intervento adeguato delle istituzioni, quali soggetti garanti dell’incontro tra domanda ed offerta e della solvibilità dei conduttori, può offrire risposte su larga scala.

ALBERGHI DIFFUSI. Quanto all’aspetto abitativo relativo ai lavoratori stagionali non stanziali si chiedono strutture ricettive in cui sia garantito l’ingresso, il pernottamento ed il ristoro dei lavoratori agricoli nei periodi di maggiore afflusso di mano d’opera (dal mese di aprile al mese di ottobre). Ad esempio anche attraverso la ridefinizione dell’esperienza degli “alberghi diffusi”.

PIANO TRASPORTI. Altrettanto fondamentale secondo la piattaforma è la predisposizione di un serio piano di trasporti per i lavoratori agricoli del territorio coinvolgendo le aziende o mediante l’impiego di autobus pubblici che colleghino i principali centri abitati a zone di interscambio ubicate in zone maggiormente prossime ai luoghi di lavoro (Borgo Mezzanone, del Gran Ghetto, di Borgo Tre Titoli), o attraverso l’impiego di agenzie di noleggio auto attraverso la facilitazione della costituzione di cooperative o altro tra gli stessi migranti.

LAVORO E PARITA’ DI TRATTAMENTO RETRIBUTIVO. Accanto alle iniziative di controllo sull’adeguatezza delle retribuzioni corrisposte (rendendo efficaci ed effettive sia le norme regionali sugli indici di congruità di cui alla L.R. 28/2006, sia con il “rating di legalità” previsto dalla L.R. 12/2015), occorre supportare le persone straniere al fine di permettere loro la regolarizzazione della condizione di soggiorno. La regolarizzazione del titolo di soggiorno è una precondizione per la rivendicazione delle parità di trattamento retributivo in favore dei cittadini stranieri e perché essi possano effettivamente reclamare il rispetto dei minimi retributivi garantiti dai contratti collettivi.

SERVIZI SANITARI. Tra gli interventi si citano le procedure di semplificazione dell’anagrafe sanitaria, l’inserimento di mediatori linguistico-culturali e il potenziamento di servizi di cure primarie e di bassa soglia attraverso l’incremento di organico e formazione specifica.

FORMAZIONE PROFESSIONALE. A chi sceglie di continuare l’attività lavorativa nel settore agricolo ovvero di aprire una attività imprenditoriale in forma cooperativa o associata, va data l’opportunità di crescita professionale attraverso attivazione dei percorsi formativi mirati, tirocini svolti direttamente nelle aziende ma anche l’accesso al programma Garanzia Giovani visto come un’efficace e differente strumento di inserimento lavorativo. Molti braccianti sono in possesso dei titoli di studio diversi e possiedono delle esperienze e competenze in settori differenti. Il riconoscimento dei titoli di studio esteri deve essere agevolato attraverso il rapporto con la Direzione Scolastica Regionale e le Università di Foggia e di Bari.

“La piattaforma – conclude il documento - costituisce una necessaria iniziativa volta a fare emergere la voce dei migranti, prima che delle associazioni ad essa aderenti, troppe volte inascoltata da parte delle istituzioni nella gestione del fenomeno ed a strutturare percorsi di integrazione sociale che pongano fine alla stagione dell’odio e della discriminazione che ultimamente ha governato il tema delle migrazioni sulla base di rappresentazioni falsate della realtà”.

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