Ristrutturare le case sfitte per dare un tetto ai lavoratori immigrati: ecco il progetto del Comune di Carpino

Censiti già trenta immobili vuoti e fatiscenti. Presto la convenzione con la Regione Puglia per ottenere il finanziamento da destinare alla riqualificazione. Sul territorio lavorano fino a 400 braccianti stranieri

Ha rivendicato con forza la solidarietà istituzionale ed umana del comune di Carpino, e lo ha fatto dal palco foggiano della Festa provinciale dell’Unità del Partito Democratico, pubblicizzando con orgoglio il progetto in dirittura d’arrivo nel piccolo comune garganico, mentre su tutto il territorio nazionale spirano forte venti contrari, al grido di “porti chiusi” e “rispediamoli a casa loro”. Stiamo parlando del sindaco, Rocco Di Brina, già al centro di una polemica da neoeletto lo scorso anno, quando il piccolo centro di 5mila anime si divise sul tema Cas/Sprar legato all’accoglienza dei migranti. Un terreno minato di questi tempi, che però il primo cittadino ha inteso sempre camminare con orgoglio e coraggio.

Anche stavolta. “Noi daremo case a chi lavora i nostri campi, abbiamo fatto un censimento degli immobili sfitti. Verranno destinati all’ospitalità dei migranti” ha tuonato dal palco il medico garganico. La progettualità risale al 2017 ma la deliberazione di giunta regionale è recente, datata 19 giugno 2018 e titola “Misure straordinarie in tema di emergenza umanitaria. Comune di Carpino”. Con questo atto il governo regionale ha finanziato, al costo di 5mila euro (coperti dal fondo immigrazione previsto dal Governo), il censimento in paese di tutti gli immobili privati sfitti, che l’amministrazione comunale acquisirà in comodato d’uso (o altra forma) per destinarli ai lavoratori stranieri, facendosi carico dei servizi primari.

Il territorio, infatti, nel periodo della campagna olearia, da ottobre a febbraio, tra raccolta e molitura ospita dai 350 ai 400 lavoratori immigrati, che vivono – si legge negli atti- “in condizioni di assoluta precarietà abitativa ed igienico sanitaria”. Il sindaco ha deciso così di provare a fornire loro un tetto dignitoso. “La ricognizione è a buon punto, abbiamo censito una trentina di immobili sfitti” ci comunica oggi il primo cittadino, “anche se solo di un 30% siamo riusciti a risalire ai proprietari, per il resto nulla, neanche eredi lontani. Motivo per cui abbiamo deciso di acquisirli al patrimonio comunale”.

La convenzione con la Regione che sarà firmata nelle prossime settimane – e il relativo finanziamento, da definire sulla base di una stima il cui calcolo è in corso- servirà a ristrutturarli un po' tutti, dato che sarebbero in condizioni degradate (l’anno scorso, a luglio, crollò il solaio di una casa in pieno centro proprio per le condizioni strutturali in cui versava). Dunque, la progettualità dovrebbe portare benefici anche in termini di riqualificazione e decoro urbano. Il cofinanziamento che inietterà il Comune di Carpino sarà tratto proprio da questo capitolo, dove giacciono accantonati già 180mila euro.

“Nei prossimi mesi lavoreremo proprio a questo, conto di esser pronto per la prossima campagna olearia – ci dice Rocco Di Brina-. Fortunatamente – aggiunge- quella che inizierà tra poco pare non porterà sul territorio molti lavoratori, la resa non è delle migliori, il periodo dunque sarà breve”. Il Comune per un primo periodo si farà carico del pagamento dei servizi primari, sì da avviare il progetto, successivamente i lavoratori stranieri contribuiranno a proprie spese. “E’ chiaro che si tratta di una misura straordinaria per iniziare il percorso – spiega Di Brina-, ma ho parlato con numerosi ragazzi e sono pronti a fare la loro parte pur di avere un tetto dignitoso. Quindi, a regime, contiamo di fare in modo che possano pagarsi da sé almeno le spese, il Comune non vuole far cassa su questo, e ci mancherebbe anche”. Il sindaco mira a creare  un modello di “solidarietà sostenibile”. “Si può fare e lo dimostreremo” annuncia convintamente.

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